Il sostantivo oblio (o più raramente, obblio) deriva dal latino “oblivium”, composto di “ob”= verso, e dalla radice “liv”= scolorire, divenire oscuro. Il significato di oblio è dunque una completa, totale e assoluta dimenticanza; la perdita di ogni ricordo; la dimenticanza come stato duraturo, intesa come scomparsa o sospensione del ricordo. Il termine è strettamente connesso ai concetti di brevità, fugacità e fragilità della vita; di immortalità, eroismo e gloria ed è spesso utilizzato nella sua accezione negativa. Il termine è inoltre molto evocativo ed ha quindi nei secoli trovato largo impiego nel linguaggio poetico: “e involve tutte cose l’obblio nella sua notte” scrive Foscolo nei Sepolcri, per il quale l’oblio è nemico della vita eterna che la poesia può garantire attraverso il ricordo e nemico dell’uomo che aspira all’immortalità. L’uomo ha infatti sempre avvertito la fugacità della vita, scandita dal tempo che passa e inesorabilmente legata alla morte. Erodoto, primo grande storico, nel riportare i fatti di cui era stato testimone intendeva quindi comparare le diverse forme di civiltà e salvare dall’oblio le ‘opere grandi e mirabili’ degli uomini, dando loro così la gloria (“le imprese degli uomini non svaniscano col tempo e le opere grandi e mirabili non restino senza gloria). I momenti esemplari dell’agire umano meritano dunque secondo Erodoto di essere ricordati (sottratti all’oblio) e di sopravvivere nella memoria dei posteri. La storia diviene così il mezzo per salvare dall’oblio i mortali che compiono opere degne d’ammirazione, assicurando loro una fama in grado di tramandarsi di generazione in generazione.

Sottrarre all’oblio significa così “immortalare”, “rendere eterno nel ricordo”, “rimembrare”. Cadere, giacere nell’oblio, essere del tutto dimenticato è, al contrario, nell’accezione negativa del termine, la più grande paura dell’uomo che aspira alla grandezza, alla gloria immortale; concetto molto radicato nel mondo classico, ma anche nella sfera delle arti: l’incapacità di destare interesse, l’indifferenza e la dimenticanza è ciò contro cui si batte ogni artista.

I termine oblio può tuttavia assumere un’accezione positiva ed essere accolto benignamente da coloro che sono afflitti da pene d’amore: “ma il sonno, che è riposo e quiete per i miseri mortali col dolce oblio, assopì i suoi sensi e le sue pene, e spiegò sopra di lei le sue ali placide e calme” scrive Tasso nela Gerusalemme Liberata. In questo caso, per estensione, il termine indica assopimento o altra condizione che induce dimenticanza. E’ infatti il sonno ad essere portatore di oblio e sollievo per Erminia, eppure veicolo di sollievo può, paradossalmente, essere vista anche la morte, con la conseguente cessazione di ogni pena e sofferenza mortale.

In psicologia, il concetto di oblio è poi collegato ad alcune funzioni specifiche della memoria: Freud, per esempio, identificava l’oblio come una delle facoltà difensive della mente umana, portata a rimuovere contenuti e pensieri ritenuti minacciosi, i quali rimangono così inconsci; ma in psicologia per oblio si intende anche il naturale processo di perdita dei ricordi, come frutto di un progressivo indebolimento dei depositi mnesici stessi.