L’inquinamento atmosferico si dimostra ogni giorno di più una grave piaga per il nostro pianete. Parliamo infatti dei danni che i coralli stanno riportando. Se attualmente questi occupano il 50% degli oceani, si pensa che nel 2100, quindi a fine secolo, raggiungeranno solo il 5%.

Le cause di questo disastro ambientale sarebbero da attribuire alla CO2 che ogni giorno viene liberata nell’aria. Sembrerebbe infatti che un terzo di questa sostanza finisca nei nostri mari provocando gravi danni. L’analisi è stata effettuata dall’Università delle Hawaii e, pubblicata dalla rivista Nature Climate Change, ha simulato le condizioni della Terra a partire da 21 mila anni fa fino ai giorni nostri, basandosi sulla saturazione del minerale aragonite: “maggiore è la CO2 disciolta e minore è la saturazione, e valori inferiori a 3,5 su questa scala non consentono la crescita di coralli”.

In merito a questo studio, Tobias Friedrich, coordinatore, afferma che “quando la Terra ha iniziato a riscaldarsi, 17 mila anni fa il livello di CO2 atmosferica è salito da 190 ppm a 280 in 6 mila anni, e gli ecosistemi marini hanno avuto molto tempo per adattarsi. Per il balzo da 280 agli odierni 392 invece il tempo è di 100-200 anni, molto più breve”.

Per quanto rifuarda invece la saturazione dell’aragonite siamo passati da un livello intorno a 4,8 ad uno attuale di 4,2, di questo passo si arriverà 3,5, che come abbiamo visto prima, si può tradurre nella morte totale, o quasi, dei coralli.