Piergiorgio Odifreddi ringrazia e se ne va. Il matematico-filosofo-saggista ha chiuso il suo blog su Repubblica.it dopo “809 giorni di libertà”, come ha deciso di intitolare il suo ultimo post. Troppo difficile continuare a scrivere e interagire con i lettori dopo la censura subita dalle sue idee su quanto è accaduto e sta accadendo nella Striscia di Gaza. “Dieci volte peggio dei nazisti”, il titolo della riflessione pubblicata sul blog “Il non-senso della vita”, una presa di posizione forte in difesa del popolo palestinese e contro la politica israeliana.

“In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe” scriveva Odifreddi nel post censurato, ricordando poi le vittime palestinesi dell’operazione Piombo Fuso, “un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi”.

Parole che non sono piaciute, evidentemente, visto che dai piani alti ci si è affrettati a far sparire in fretta il post del matematico, costringendolo a dire addio a Repubblica che, scrive lui stesso, “ha generosamente ospitato le mie riflessioni che spesso non coincidevano con la linea editoriale del giornale, e ha offerto loro l’invidiabile visibilità non solo del suo sito, ma anche di un richiamo speciale nella sezione Pubblico”. Una scelta obbligata, quella dettata dalla censura, “non di per sé un grande problema: soprattutto nell’era dell’informatica, quando tutto ciò che si mette in rete viene clonato e continua comunque a esistere e circolare” quanto per il fatto che “se continuassi a tenere il blog, d’ora in poi dovrei ogni volta domandarmi se ciò che penso o scrivo può non essere gradito a coloro che lo leggono”. Odifreddi spiega che si sentirebbe costretto a diventare “passivamente responsabile, per evitare di non procurare guai”. Una posizione che, evidentemente, mal si addice a uno spirito libero come il suo, ”attivamente irresponsabile”, come lui stesso si definisce.

Quella del blog, conclude Odifreddi, è stata “una bella esperienza, di pensiero e di vita”, per la quale ringrazia “non solo coloro che l’hanno ospitato e difeso, ma anche e soprattutto coloro che vi hanno partecipato”.  La vita continua, “ma ci sono momenti in cui, candidamente, bisogna ritirarsi a coltivare il proprio giardino”. E chissà che il matematico-filosofo non decida di continuare a coltivare la propria libertà su Internet, magari con un blog dove possa scrivere liberamente ciò che pensa. Senza il timore che venga cancellato.