Il Parlamento Europeo ha respinto senza troppe discussioni la proposta avanzata dalla Commissione Europea in merito alla possibilità che ogni Stato membro possa decidere autonomamente se importare o meno alimenti geneticamente modificati, ovvero i cosiddetti ogm.

La votazione ha visto prevalere una larghissima maggioranza di 579 voti, contro 106 contrari. Grande la delusione da parte della Commissione Europea, nelle parole del commissionario alla Salute Vytenis Andriukaitis, il quale ha affermato che è stata persa “un’occasione per fornire risposte concrete alle preoccupazioni avanzate dai cittadini europei”.

Secondo Strasburgo l’applicazione della norma di discrezionalità di carattere nazionale sarebbe stata in aperto contrasto con quello che è l’istituto del mercato unico europeo: di fatto sarebbe avvenuto un frazionamento poco pratico e di sicuro caotico, nonché foriero di decisioni arbitrarie difficilmente giustificabili. Ogni Paese membro avrebbe infatti dovuto accollarsi i controlli sugli alimenti importati, motivandoli agli altri Stati, rendendo di fatto lunghe e difficoltose le dinamiche di scambio commerciale.

Il Parlamento Europeo ha poi fatto notare il controsenso di voler (potenzialmente) vietare anche i mangimi ogm quando in realtà la maggior parte degli allevamenti europei usa proprio questo tipo di alimenti. Un cortocircuito rilevato anche dalla Commissione, infuriata però per dalla mancata decisione di effettuare una votazione sull’utilizzo o meno di mangimi geneticamente modificati.

Nonostante la proposta sia stata rigettata – e all’Europarlamento si ritiene che anche la Commissione fosse consapevole dell’inevitabilità del risultato del voto – pare che la norma verrà mantenuta attiva in attesa che sulla questione voglia pronunciarsi anche il Consiglio dell’Unione Europea. Un parere che potrebbe essere altrettanto negativo, su una proposta che – caso più unico che raro in tale ambito – è stata dismessa senza che Strasburgo abbia richiesto degli emendamenti per una successiva riconsiderazione.

Le posizioni tuttavia sono molto sfumate, come testimoniano i commenti dei politici italiani presenti alla votazione. Il presidente di Confagricolutra, Piero Guidi, ha per esempio chiesto che si lavori a stretto giro a “una normativa che distingua il transgenico vero e proprio dalle innovazioni quali la cisgenetica ed il ‘gene editing’, fondamentali per la competitività delle nostre filiere agricole”.