Olio di palma sì, ma solo se sostenibile. È questo l’impegno che si sono presi Italia, Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Norvegia e Regno Unito.

Le nazioni hanno firmato quella che è stata chiamata la Dichiarazione di Amesterdam, con la quale si impegnano a promuovere l’utilizzo di olio di palma sostenibile al 100%. L’obiettivo è arrivare al risultato entro il 2020. Per l’Italia ha presenziato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che ha posto la sua firma all’accordo di Amsterdam.

“Grandi aziende nazionali — spiega il ministro dell’Ambiente italiano — lavorano da tempo con responsabilità, ottenendo anche autorevoli certificazioni, perché il loro approvvigionamento di olio del frutto di palma avvenga in modo sostenibile. Ricordo che questo è stato anche uno degli argomenti più dibattuti del nostro Expo 2015 e che le stesse associazioni ambientaliste sostengono convintamente questa battaglia. Con questa firma – conclude Giacoletti – vogliamo valorizzare un impegno reale per l’ambiente che non può finire nel calderone delle generalizzazioni che danneggiano l’immagine delle aziende e alterano la concorrenza”

Da diverso tempo ormai la parola “olio di palma” smuove l’opinione pubblica. Una risposta immediata – e positiva – è arrivata dall’Unione Italia per l’Olio di Palma Sostenibile: “Questa firma rappresenta un importante traguardo per il nostro Paese raggiunto a pochi giorni dal G7 di Bologna — dichiara il presidente Giuseppe Allocca — e un contributo concreto per la tutela dell’ambiente, visto che una coltivazione delle piantagioni non gestita correttamente rischia di incidere sui cambiamenti climatici. Questo accordo, inoltre, conferma ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, che l’olio di palma sostenibile c’è ed esiste e che bisogna puntare proprio sulla sostenibilità di questo ingrediente e non sul suo boicottaggio, come suggerito anche dalle grandi Ong internazionali che si occupano di questi temi”.