Matteo Biggi uccide Matteo Biggi, ma non si tratta di suicidio. La storia è assurda, ai limiti del verosimile, ma purtroppo è tutto vero. Stesso nome, stesso cognome, stessa città, stessa età (30 anni), stesso lavoro come camallo nel porto di Genova, carattere diverso, completamente. Uno, la vittima (nell’immagine), estroverso e innamorato della vita, l’altro, il carnefice, più chiuso, spesso depresso.

Le loro vite procedono in parallelo, i due si conoscono di vista, sono solo conoscenti,  perlomeno fino allo scorso lunedì, quando il killer scopre sulla bacheca di Facebook della sorella minore, Virginia Biggi, la foto di una serata in discoteca trascorsa con il suo omonimo. In lui scatta qualcosa di terribile: probabilmente gelosia nei confronti della ragazza, forse invidia nei confronti della vita brillante del suo alter ego. E arriva il gesto folle.

Nel pomeriggio di ieri Matteo, in compagnia del padre,  raggiunge Matteo nella palestra della Culmv a San Benigno, i due si scambiano qualche battuta, poi l’assassino tira fuori un coltello, un colpo secco all’altezza del pomone. Il ragazzo scappa via, il padre attonito non riesce a riesce a fermarlo, verrà bloccato poco dopo dalle volanti della Questura. L’assassino, in stato di choc, non è riuscito per ora a dare un resoconto lucido di quel che è accaduto, per lui ora detenuto nel carcere di Marassi, sarà probabilmente richiesta una perizia psichiatrica.