Nessuna incriminazione per Darren Wilson, il poliziotto che il 9 agosto scorso, a Ferguson, uccise con ripetuti colpi di pistola il diciottenne Michael Brown. A stabilirlo il Grand Jury della contea del Missouri, una speciale giuria popolare, che ha ritenuto le prove insufficienti per procedere con accuse formali di omicidio, né volontario, né colposo. L’annuncio, dato dal procuratore Robert McCulloch, è stato accompagnato da appelli alla calma, ma alla lettura del verdetto, avvenuta alle 8 di sera, ora locale, le dimostrazioni sono scattate senza indugi.

Una decisione che si rincorreva da giorni, soprattutto dopo che il governatore dello Stato, Jay Nixon, aveva dichiarato lo stato di emergenza e allertato la Guardia nazionale, ma che ha comunque colto di sorpresa la comunità di 21mila abitanti, di cui i due terzi afroamericana.

Dopo le sommosse di quest’estate, le strade del sobborgo di St. Louis tornano dunque teatro di dure proteste . A Ferguson è arrivata anche la Guardia Nazionale per dare manforte alla polizia impegnata a far fronte alle violenze scattate dopo la decisione del Gran giurì. Durante la notte diverse auto sono state date alle fiamme e un negozio di alcolici è stato devastato e saccheggiato. Ventinove persone sono state arrestate, ha dichiarato il capo della polizia locale Jon Belmar, precisando che non ci sono state vittime, ma i vigili del fuoco hanno ancora difficoltà a domare una serie di incendi a causa delle sparatorie in corso. Intanto si moltiplicano le manifestazioni pacifiche, da New York, fino a Chicago e a Los Angeles.

Il nostro Paese è bastato sullo Stato di diritto e dobbiamo accettare il fatto che questa è stata una decisione del Gran giurì”, ha commentato il presidente americano Barack Obama, intervenuto a sorpresa in diretta tv, esortando ancora una volta i manifestanti a protestare pacificamente e invitando la polizia a ‘mostrare moderazione’. “Non ci sono scuse per la violenza. I progressi non si fanno lanciando bottiglie”, ha proseguito il presidente, sottolineando però come quella di Ferguson sia “una questione che riguarda tutta l’America”. “C’è una profonda sfiducia tra la polizia e la comunità afroamericana e questa è l’eredità di una lunga storia di discriminazione nel nostro Paese. È necessario riconoscere come la situazione di Ferguson parla all’intero Paese e mostra le più ampie sfide che noi ancora affrontiamo come nazione” ha concluso Obama.

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