Nessun nome, una richiesta e una rivelazione. Questo, in breve, il risultato delle oltre tre ore di interrogatorio, il primo a cui è stato sottoposto Massimo Bossetti, presunto colpevole dell’omicidio di Yara Gambirasio, presso il carcere di Bergamo dov’è detenuto in custodia cautelare da ventidue giorni.  Al pm Letizia Ruggeri, il muratore di Mapello non ha fatto alcun nome dell’ipotetico terzo uomo di cui era stata ventilata la presenza sul luogo del delitto; ha continuato a proclamarsi innocente, chiedendo il rifacimento del test del DNA; e, soprattutto, ha fornito una spiegazione alternativa a quella sostenuta dalla Procura in merito alla presenza di tracce ematiche sui vestiti di Yara. Una rivelazione, tuttavia, protetta dal segreto istruttorio.

Come hanno poi sottolineato i suoi avvocati, Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti, Bossetti “ha risposto a tutte le domante del pm, si è dichiarato ancora una volta innocente e si è detto determinato a dimostrarlo“. L’interrogatorio è stato richiesto dallo stesso Bossetti, che si era rifiutato di rispondere agli inquirenti nei due precedenti incontri, “dopo aver letto alcuni articoli di giornale e visto alcuni servizi al telegiornale sulla sua persona, notizie false o comunque troppo esaltate dai media. Scelta sorprendente, ma che testimonia la sua volontà di essere collaborativo in un’inchiesta che lo vede accusato ingiustamente“.

Il prossimo, probabile passo da parte della difesa sarà la richiesta degli arresti domiciliari, sempre che la Procura non decida di chiedere il rito immediato.