Il gip non ha confermato il fermo di Massimo Bossetti, il presunto killer di Yara Gambirasio, ma ha comunque richiesto la sua custodia cautelare in carcere a Bergamo. Durante l’interrogatorio Bossetti ha rilasciato la sua verità dei fatti: “È vero, andavo a Brembate, ma io Yara non la conosco. Ci andavo spesso perché lì abita mio fratello e c’è il mio commercialista. Ma avete sbagliato, l’assassino non sono io. Non ho ucciso Yara. Non avrei mai potuto fare un gesto simile. Non sono capace di fare del male a nessuno, ho figli della sua stessa età“.

Bossetti non sarebbe nemmeno in grado di spiegare la presenza del suo dna sui leggins della ragazzina. Tuttavia spiega ulteriormente il perché della sua presenza in zona: “In quel periodo lavoravo in un cantiere di Palazzago con mio cognato, stavamo costruendo una palazzina. Passavo da Brembate Sopra per tornare a casa, a Mapello. Talvolta mi fermavo per un caffè o una birra. Oppure all’edicola perché lì compravo le figurine per mio figlio. E poi andavo dal benzinaio“.

Nel frattempo sia il fratello di Bossetti sia il commercialista avrebbero smentito la sua versione dei fatti. Tuttavia c’è una frase che avrebbe particolarmente colpito, quella in cui Bossetti riferisce di aver chiesto alla madre se conosceva Guerinoni (quello che al momento il test del dna ha confermato essere il suo vero padre), quando saltò fuori la pista di Gorno. Interessante sarà trovare la giusta chiave di lettura dell’episodio.

Intanto l’Eco di Bergamo riporta che Massimo Bossetti è stato colto da lieve malore nella mattinata di ieri. L’uomo ha accusato una tachicardia, molto probabilmente dovuta allo stress della situazione e ai giorni di isolamento.