Massimo Bossetti, il carpentiere di 43 anni di Mapello, continua a restare in carcere. Ora che il principale indiziato per l’omicidio di Yara Gambirasio ha un volto, polizia e carabinieri concentreranno i loro sforzi sugli interrogatori delle amiche della ragazzina per cercare conferme tra la 13enne e l’uomo che ha sempre negato di averla incontrata.

Gli investigatori cercano prove dall’analisi dei due computer, un fisso e un portatile, sequestrati: si cercano soprattutto foto di Yara che confermerebbero l’esistenza di un legame o anche solo un interesse dell’uomo per la ragazzina. Durante l’interrogatorio della polizia, la moglie di Bossetti, Marita Comi, è stata bloccata dal legale (lo stesso che difende il marito ndr), quando le è stato domandato degli strumenti informatici del marito. Gli interrogatori, finora, sono stati oltre cento negli undici giorni dal fermo di Bossetti.

Nella girandola di notizie che ogni giorno riguardano il caso, sovente arrivano rivelazioni poi smentite. Come quella riguardante il Dna di Ignoto 1, alias Bossetti, rinvenuto su alcune tracce pilifere trovate sul corpo di Yara: una circostanza riferita durante la trasmissione di Canale 5 ‘Segreti e Delitti’ dal prof. Fabio Buzzi, consulente della procura e responsabile dell’Unità operativa di Medicina legale e Scienze forensi dell’Università di Pavia.

Secondo ‘Segreti e delitti’, la relazione sarebbe stata depositata a breve alla Procura di Bergamo ma gli inquirenti hanno seccamente smentito: “Non ci risulta”. Ha fatto loro eco Carlo Previderè, ricercatore che ha analizzato direttamente le tracce: “Non è emersa nessuna compatibilità di profili genetici”. Buzzi ha poi corretto il tiro: “Volevo spiegare che ora che abbiano un Dna completo della parte paterna e materna, si può verificare se ci sono profili genetici sovrapponibili”. Un giallo nel giallo.

L’interrogatorio di Bossetti ‘Yara non la conosco’