Nuova perquisizione a casa di Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore che è in carcere a Bergamo da 40 giorni con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. Nei giorni scorsi, la Procura ha disposto il dissequestro dell’immobile, che a breve dovrebbe dunque tornare nella disponibilità della famiglia di Bossetti, come richiesto dagli avvocati dell’artigiano. Intanto, però, a Mapello gli investigatori hanno sequestrato un aspirapolvereun paio di scarponi da lavoroun giubbotto nerouna lettera scritta da sua moglie Marita in occasione di San Valentino.

Hanno portato via pure una foto di famigliasvariati documenti contabilifatture relative all’attività lavorativa del 44enne. I legali del muratore stanno decidendo in queste ore se impugnare o meno il verbale dell’ultima perquisizione – la terza dopo l’arresto – in quanto non erano stati avvertiti dai pm.

Sono slittati a settembre, invece, i termini per la consegna della relazione tecnica relativa alle analisi sulle circa duecento tracce pilifere trovare sul corpo della vittima. L’attività di accertamento in laboratorio è terminata e non sono emerse tracce riconducibili all’indagato. Per la stesura della consulenza tecnica da parte del professor Carlo Previderè, e da consegnare alla procura di Bergamo, ci vorranno però alcuni mesi.

Dalla Cassazione è arrivato un altro punto a favore dell’accusa: il prelievo non invasivo di reperti di tracce biologiche da utilizzare per la comparazione del Dna può avvenire senza contraddittorio e il raffronto può essere utilizzato come prova del dibattimento.