L’omicidio di Lidia Macchi sembra finalmente giunto a una risoluzione, a quasi 30 anni di distanza da quando è avvenuto. Era infatti il 5 gennaio 1987 quando il corpo della donna era stato ritrovato senza vita nella periferia di Cittiglio, piccolo comune in provincia di Varese, e da allora non si era ancora trovato il responsabile. Adesso è arrivata la svolta.

La procura di Varese ha effettuato un arresto. A essere accusato dell’omicidio di Lidia Macchi, studentessa di Varese assassinata in circostanze misteriose con 29 coltellate nel 1987, è Stefano Binda, un suo ex compagno di liceo.

Secondo gli inquirenti sarebbe lui il responsabile di quel terribile omicidio che negli anni ’80 aveva colpito l’opinione pubblica. L’uomo è stato arrestato in mattinata, dopo che le indagini hanno avuto una svolta grazie all’impiego delle nuove tecnologie.

A far risalire al presunto colpevole dell’omicidio di Lidia Macchi sarebbe stata una lettera ricevuta dalla famiglia della studentessa uccisa in data 9 gennaio 1987, il giorno dei funerali della ragazza. Una missiva anonima, dal titolo “In morte di un’amica”, in cui venivano fatte delle descrizioni riguardanti la scena del crimine che ai tempi potevano essere conosciute soltanto da chi indagava sulla vicenda. Oppure dall’autore dell’omicidio.

Nel testo della lettera anonima indirizzata alla famiglia di Lidia Macchi, e pubblicata dal quotidiano Il Giorno, l’autore scriveva, utilizzando delle citazioni in latino: “Perché io, perché tu, perché le stelle sono così belle… In una notte di gelo la morte urla, grida d’orrore e un corpo offeso, velo di tempio strappato, giace… Consummatum est… Non è colpa mia, è la morte che ha voluto la sua vita. Io l’amavo, perdonatemi”.

Al termine della lettera era inoltre presente un disegno che raffigurava un’ostia. A quel punto il principale sospettato del delitto di Lidia Macchi era diventato Don Antonio Costabile, che all’epoca era il responsabile del gruppo scout di cui la giovane faceva parte. Su di lui si erano concentrate principalmente le indagini da parte degli inquirenti, benché a livello ufficiale il suo nome non sia mai stato iscritto nel registro degli indagati. Nel 2014 il sospettato era invece diventato Giuseppe Piccolomo, che ha già avuto un’altra condanna per il “delitto delle mani mozzate” avvenuto sempre nella provincia di Varese, ma dopo alcuni mesi è stato scagionato da questa nuova accusa.

Ora è arrivato un nuovo colpo di scena nel “cold case” di Lidia Macchi, a ben 28 anni di distanza da quanto avvenuto. Secondo la procura di Varese il responsabile è finalmente stato individuato e si tratterebbe di Stefano Binda.