Davide Stival, il padre del povero Andrea Loris ha deciso di incontrare i giornalisti nello studio dell’avvocato Daniele Scrofani Cancellieri, a Vittoria, accompagnato dal padre, perché vuole far sapere il suo punto di vista sulla vicenda.

Dal suo racconto si può capire qualcosa in più del terribile dramma che sta vivendo. Della moglie racconta che sono stati “dieci anni assieme“, e lei non ha fatto “una stranezza“. In casa lei faceva tutto, “pagava le bollette“, teneva in ordine l’appartamento, faceva la spesa, cucinava – aveva imparato a cucinare dalla nonna del marito.

Per lei i figli erano in cima a tutto. Sempre“. E “A me e ai due bimbi non ha mai fatto mancare niente. E Loris era il suo cocco: lo aveva appena premiato“. Il bimbo aveva preso dieci in storia e la madre gli aveva comprato le carte di Dragon Ball. Loris si era segnato sul calendario una data – il 2 dicembre.  Era il giorno in cui le famiglie avrebbero incontrato le maestre, “e lui si era messo a studiare di brutto, perché ci teneva a fare bella figura davanti alla mamma“.

Davide Stival parla anche della scelta di mettere al mondo Loris. Loro due quel bimbo l’hanno voluto, non è stato il frutto di un errore. Avevano deciso di andare a vivere insieme, e visto che lei all’epoca non aveva ancora 18 anni: “andammo perfino davanti al giudice dei minori, a Catania, a cercare la garanzia che poi non ce lo togliessero, che non venisse affidato ai nonni“. Riuscirono a convincere il giudice ed il bimbo restò con loro.

L’abisso è qui. Come ha fatto Veronica Panarello ad uccidere quel bambino che loro avevano voluto con tutte le loro forze? Davide Stival non sa se sia stata lei ad uccidere il bimbo. “Io devo credere a quello che mi dicono gli inquirenti. Se non credessi a questo sarei già andato in carcere a trovarla. Però è come se stessimo parlando di un’altra persona, è questa la verità“.

Non si può non parlare dell’altro figlio Diego, a cui hanno detto che “Loris è in cielo perché ha preso l’aereo e la mamma invece si trova in ospedale” e dei funerali. Vorrebbe che tutti i giornalisti e le televisioni rispettassero il loro dolore e non entrassero in chiesa. Vorrebbe poter restare solo. “In questi giorni siamo stati assediati, telecamere puntate addosso come mitragliatrici, io mi sono rotto anche un braccio per correre appresso a qualche troupe“. Sappiamo tutti che non sarà così. Purtroppo.

Fonte:  Corriere della Sera

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