La storia dell’omicidio del povero Andrea Loris Stival sembra non arrivare mai alla parola fine. Oggi ad esempio, sta circolando l’ipotesi che la madre del bambino abbia anche un secondo cellulare. Questa ipotesi è iniziata a circolare dopo le parole di una sorella di Veronica Panarello.

Antonella, così si chiama, dopo aver dato la sua versione sui rapporto tra la madre e la sorella – “lei dice che nostra madre l’ha abbandonata ma non è così, è stata le ad abbandonarla” -, ed aver detto che “dal 2004 non ho più rapporti con lei“, “nonostante lei mi avesse chiesto più volte l’amicizia su facebook“, afferma di sapere “che Veronica aveva più utenze telefoniche. Ha detto di aver nascosto bene il cellulare che conteneva video e foto di Loris“.

Finora però gli inquirenti non hanno trovato nulla e mi sembra difficile credere alle dichiarazioni della sorella della presunta assassina, a meno di immaginare scenari complessi, come la presenza di un altro uomo che trama nell’ombraipotesi che avanza tra le righe Carmela Aguzza, la madre di Veronica Panarello quando dice che la figlia non può aver fatto tutto da sola.

Oltre a questo bisogna rilevare che negli ultimi giorni circolano nuovi elementi sulla personalità della madre del piccolo Loris, che non depongono certo a favore della donna. Come spiega agli inquirenti la madre della donna “nel 2003 Veronica tentò il suicidio bevendo candeggina solo perché aveva litigato con i suoi compagni di scuola”. Un particolare che viene legato al fatto che il giorno della sua scomparsa, Loris aveva fatto i capricci poiché “non voleva andare a scuola perché lo prendevano in giro“.

In due occasioni denuncia di aver subito uno stupro ed un tentativo di violenza. Il secondo episodio risale al 2002, e il ragazzo viene denunciato, il primo avviene nel 2004 in occasione di un suo ricovero in psichiatria all’ospedale di Ragusa – ma la sua versione non è confermata dai fatti. Come spiega la signora Carmela Aguzza agli inquirenti, Veronica “soffriva di manie di persecuzione”, tanto da inventarsi un rapimento: “Era il 2003. Eravamo io, mio figlio Paolo e lei. Io e Paolo siamo scesi dall’auto lasciandola sola e quando siamo tornati ci ha raccontato che un uomo era salito e aveva cercato di mettere in moto e partire assieme a lei“.

Quello degli abusi sessuali è ancora un collegamento con la storia del piccolo Loris: la prima pista battuta dagli investigatori era questa, visto che il bambino era stato trovato senza gli slip e con i pantaloni un po’ abbassati. Uno degli investigatori non si stupirebbe “se scoprissimo che la mancanza degli slip non è stata una dimenticanza ma un depistaggio, una bugia, come lo erano quelle sugli stupri di tanti anni fa“.

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