È stata lunga e articolata (e non è nemmeno terminata, continuerà il 6 giugno) l’arringa del legale Francesco Villardita, che difende Veronica Panarello, la madre del piccolo Lorys accusata di averlo strangolato il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina, nel Ragusano. L’avvocato ha tentato di ribaltare l’esito della sentenza di primo grado, emessa dal Gup Andrea Reale, che ha portato alla condanna della donna a 30 anni di reclusione. Lei, Veronica, era presente in aula come sempre: stavolta, però, non ha preso parola. Non c’erano, invece, né il suocero Andrea né il marito Davide.

Dinanzi alla Corte d’assise d’appello di Catania il difensore della Panarello non ha avuto dubbi: non è stata lei ad uccidere il figlio. Anzi, dietro questa terribile vicenda ci sarebbe la presunta relazione extraconiugale tra la sua assistita e il suocero Andrea Stival. Dichiarazioni, quelle rese della Panarello in questi anni, che si scontrano con le indagini e che, secondo gli inquirenti, non sono per niente attendibili. Per Villardita la mamma del piccolo Lorys ha mentito perché – forse – aveva paura, non trovava il coraggio di raccontare tutta la verità. Provava vergogna per la presunta relazione con il suocero. Ma anche questo non trova alcun riscontro nelle carte dell’inchiesta. Secondo il giudice di primo grado, è stata lei e soltanto lei a uccidere Lorys. Andrea Stival? Del tutto estraneo ai fatti.

Per Veronica Panarello – è doveroso ricordarlo – il sostituto procuratore generale aveva chiesto la conferma della condanna a 30 anni di carcere. La sentenza di secondo grado è attesa prima dell’autunno.