La Corte d’assise d’appello dell’Aquila ha depositato le motivazioni della sentenza con cui il 30 settembre ha condannato Salvatore Parolisi a 30 anni di reclusione per l’omicidio della moglie, Melania Rea, confermando la colpevolezza accertata in primo grado, ma riducendo la pena, originariamente un ergastolo.

Nelle pagine scritte dai giudici di secondo grado si legge che Parolisi (foto by InfoPhoto) ha mentito sulla propria presenza con la figlia nella zona delle altalene a Colle San Marco (Ascoli Piceno) all’ora dell’omicidio: “Tutte le persone presenti hanno avuto modo di vedersi e ricordare di essersi viste reciprocamente, ma nessuno ha visto Parolisi e la figlia nei pressi delle altalene; ciò conduce alla logica conclusione che non ci fossero e che l’imputato abbia sul punto, già solo per la concludenza di siffatti riferimenti testimoniali, evidentemente mentito“.

La Corte ha aggiunto che l’ex caporalmaggiore dell’Esercito “non è rimasto con la figlia nelle zone delle altalene dopo l’asserito allontanamento e fino ai primi tentativi di chiamata all’utenza cellulare della moglie“.

Di conseguenza la sentenza di conferma della condanna “è fondata su evidenze oggettive e documentate e sorretta da motivate valutazioni di tipo clinico che, anche in questa sede, devono essere condivise“.