Il tribunale di sorveglianza di Venezia ha finalmente deciso della sorte di Doina Matei, la donna riconosciuta colpevole dell’omicidio Russo avvenuto nel 2007, per il quale è stata condannata a 16 anni di carcere.

Dopo aver scontato circa metà della pena alla Matei è stata concesso in via definitiva la semilibertà, ma con alcune misure aggiuntive dopo il polverone che si era sollevato per la pubblicazione su Facebook di alcuni scatti che ritraevano la ragazza di origine romena al mare.

Doina Matei dovrà infatti fare a meno dei social network e sarà sottoposta a un controllo più stringente da parte degli operatori della cooperativa nella quale verrà impiegata: si chiude così la vicenda iniziata l’11 aprile e che aveva infervorato una certa parte dei frequentatori del web, secondo i quali la donna che aveva ucciso Vanessa Russo con la punta di un ombrello non avrebbe dovuto rendere pubblici fotografie del genere.

La sentenza del tribunale di sorveglianza di Venezia ha stabilito che la Matei potrà riprendere il programma di semilibertà, nonostante una condotta definita “leggera, ai confini della sconsideratezza”.

Tuttavia, scatti su Facebook a parte, il suo impegno sul lavoro è sempre stato costante e puntuale, e la donna avrebbe usato i permessi che le sono stati concessi solo per riprendere i rapporti con la famiglia. D’altro canto la stessa Doina durante l’ultima udienza ha spiegato di non essere stata informata del divieto di utilizzo del social network, “l’unico modo per rimanere i contatti con i miei figli. Ho capito di aver sbagliato e di aver ferito i familiari di Vanessa Russo“.

Piena dunque la soddisfazione dell’avvocato della donna, Nino Marazzita, che ha parlato di una sentenza che si è opposte a recriminazioni giudicate oscurantiste: “La proposta di revoca della semilibertà deve essere disattesa. Questa decisione ribadisce un importante principio costituzionale perché il recupero del condannato è e deve continuare a essere uno dei fondamenti della nostra civiltà giuridica. Nel contempo è stata sconfitta la parte più rozza d’Italia, quella che vorrebbe proiettare il paese nel Medioevo“.