Gabriele Sandri tifava Lazio. L’undici novembre 2007 era diretto a San Siro per vedere i biancocelesti in trasferta contro l’Inter. In un autogrill nei pressi di Arezzo un proiettile sparato dall’agente Luigi Spaccarotella uccise il giovane ventiseienne.

A quasi cinque anni di distanza da quel giorno, la memoria di molti si è fermata a quell’episodio tragico. Gabriele è diventato un angelo delle aquile, con una storia tra le ali che fa ancora riflettere e soffrire chi l’ha conosciuto e chi ha appreso le cause del tragico evento.

Le cause, già…Luigi Spaccarotella, assistito dai suoi legali, ha cercato di mitigare per anni il suo intervento da poliziotto, subendo in primo grado una condanna a sei anni per omicidio colposo. Oggi la Cassazione lo ha condannato a nove anni e quattro mesi di reclusione, dichiarandolo colpevole di omicidio volontario nei confronti di Gabriele Sandri.

La pena stabilita, secondo i legali, è da un punto di vista temporale più breve rispetto ai classici standard in situazioni del genere. Solitamente si va dai quattordici anni in su. La sentenza, di fatto, capovolge il risultato della condanna di primo grado. È questo un motivo di serenità per la famiglia Sandri, dopo le sofferenze patite negli ultimi lunghi anni.

Il padre e il fratello del Gabbo, questo il soprannome datogli dai suoi amici, tirano un parziale sospiro di sollievo, dichiarando che “Finalmente, giustizia è fatta”. In carcere l’agente Spaccarotella potrebbe finirci già nelle prossime ore.