Novità nel caso di Maria Luisa Fassi, la tabaccaia di Asti assassinata brutalmente con un coltello da cucina il 4 luglio 2015, a pochi minuti dall’apertura del suo esercizio commerciale. L’uomo che ha confessato l’omicidio della tabaccaia, un magazziniere 46enne italiano e incensurato, è stato condannato a 30 anni di carcere. A decidere la pena per il reo confesso Pasqualino Folletto è stato il giudice del tribunale di Asti Alberto Giannino. Folletto ha ascoltato a testa bassa la sentenza, scoppiando a piangere quando il giudice ha pronunciato la condanna a 30 anni.

Il giudice Giannino ha concesso le attenuanti generiche e ha riconosciuto l’aggravante della crudeltà. L’assassino infatti si accanì sul corpo della tabaccaia 55enne, uccidendola con ben 45 coltellate. Il giudice ha stabilito un rimborso di 250 mila euro per ogni familiare e una provvisionale di 75 mila euro alla sorella.

Il movente dell’atroce delitto è la rapina. Folletto si trovava in difficoltà finanziarie quando decise di rapinare la tabaccheria di via Volta, sottraendo 800 euro alla tabaccaia astigiana prima di ucciderla, forse per timore di essere stata riconosciuto dalla donna. L’uomo ha dichiarato di essere stato vittima di un raptus di follia e di non riuscire a motivare il suo gesto:

Volevo i soldi, poi non so cosa è successo, non ci ho capito niente. Non so spiegarmi perché l’ho fatto: alle urla di quella donna ho perduto la testa.

L’uomo fu incastrato dalle telecamere di sicurezza che ripresero la sua auto nella zona all’ora del delitto. Il legale della famiglia Fassi Pierpaolo Berardi si è detto soddisfatto dalla decisione del giudice di accogliere le richieste del pm Luciano Tardini. L’avvocato e il pm hanno commentato:

Si tratta di una sentenza in linea con quanto richiesto. È di fatto un ergastolo.

Intanto i legali di Folletto studiano le prossime mosse e attendono di conoscere le motivazioni della sentenza, che dovrebbero essere depositate a settembre. L’avvocato Silvia Merlino, parte del pool della difesa, ha annunciato che il suo assistito è pronto a ricorrere in appello.