Con il passare dei giorni l’omicidio Varani si arricchisce di nuovi inquietanti particolari. Un mese fa Marco Prato si era rinchiuso nell’appartamento dell’orrore con un trentenne, cocainomane come lui, e lo aveva picchiato a sangue. Il ragazzo probabilmente si è salvato solo grazie alla madre. La donna si era preoccupata perché il figlio non rispondeva al telefono ed aveva iniziato a contattare gli amici del figlio. Tutti tranne uno avevano risposto dicendo di non essere insieme al figlio. L’unico che non aveva risposto era proprio Marco Prato.

Per questo motivo la donna aveva telefonato al 112. I carabinieri erano entrati a casa del pr romano e avevano scoperto Prato e l’amico strafatti – e quest’ultimo era pure gonfio di botte. Per questo era stata presentata anche una denuncia per lesioni personali – che era stata poi ritirata. Non è il solo incontro che si sarebbe potuto trasformare in una mattanza. Sarebbe potuta andare male anche ad ”Alex Tiburtina” e “Giacomo“, due dei contatti memorizzati sullo smartphone di Manuel Foffo – l’altro assassino di Luca Varani. Il primo, come racconta Foffo, lo “avevo conosciuto mesi fa in pizzeria sulla Tiburtina, quando gli pagai un pezzo di pizza e ci scambiammo i numeri di telefono“. Il secondo ospite partecipa alla festa prelevando dal suo bancomat parte dei 1.500 euro usati per comprare droga.

Perché a loro non è successo nulla? Secondo Foffo “quando è venuto Luca sia io che Marc eravamo molto provati dall’uso prolungato di cocaina“, quando la loro vittima è entrata in casa “ci siamo guardati negli occhi ed è scattato un clic: era lui la persona giusta“. Gli sciolgono un farmaco in un bicchiere, e qualche tempo dopo, quando lui è nel bagno, in preda ai conati di vomito per quello che ha bevuto, Marco Prata gli annuncia che per lui è finita: “Abbiamo deciso di ucciderti“. Tra le cose su cui sta investigando il pm Francesco Scavo c’è anche il mix di droghe che potrebbero avere ingerito/inalato gli autori della mattanza.