Negli interrogatori Manuel Foffo e Marc Prato, continuano ad accusarsi a vicenda per l’omicidio di Luca Varani. Secondo Prato “Manuel era impazzito, ne ero infatuato e l’ho assecondato“, mentre l’altro raccconta “Mi sentivo minacciato da lui. Sul suo telefono mi ha mostrato video di donne stuprate e bambini nudi“. Foffo parla anche dei suoi genitori: “Volevo uccidere mio padre, forse per questo ho combinato tutto questo, volevo vendicarmi di lui“,  e poi “Mia madre, invece, credo che abbia problemi psichiatrici“. L’unico che salva della famiglia è il fratello Roberto: “Mi spiace per lui, ha una carriera davanti, adesso tutti lo ricorderanno per questo“.

Secondo Marc Prato “niente pulirà la mia coscienza“, ma gli inquirenti devono ancora capire se il pr romano ha davvero tentato il suicidio dopo la morte di Varani o, come ha riferito ai medici del Pertini – era stato portato lì dai carabinieri – ha assunto il Minias per attenuare gli effetti della cocaina. Per cercare di fare luce sulle due versioni quasi opposte per ruoli e responsabilità dei due assassini, gli inquirenti aspettano risposte anche negli smartphone di Manuel Foffo e Marc Prato. Per questo i loro cellulari sono stati consegnati al Ris dei carabinieri: dovranno scandagliare il loro contenuto e stabilire quante chiamate hanno fatto, qual’è stata la loro durata e a chi si sono rivolti in quei tre giorni di sesso e droga a casa di Foffo – ma anche nelle ore precedenti.

Intanto sulla vicenda ha preso posizione anche il padre di Marc. Ledo Prato è il segretario generale di Mecenate 90, un’associazione fortemente impegnata nella difesa dei valori e del vivere civile e ha pubblicato il suo punto di vista in una lettera sul suo blog. Cosa dire di questa storia? “A volte quel che succede annebbia la speranza, richiama dolore, intacca la fiducia nella bontà delle relazioni umane, ti mette a confronto con subdole malattie che sovrastano le persone più deboli, tende a mortificare una vita intera spesa nel difendere e diffondere valori di tolleranza, di rispetto, di amore per la vita, la vita di tutti”.

Sull’omicidio Varanisi sono letti giudizi sommari, verità parziali o di comodo, usate espressioni dei tempi più bui della vita civile”. Cosa fare in questi casi? Prato cita il brano del Vangelo sul fico che non dà frutti e che nonostante tutto non viene tagliato. Questa scelta “non è solo un atto di misericordia, è un atto di saggezza che suggerisce prudenza, pazienza perché i tempi della ricerca della verità non sono brevi e la giustizia umana ha limiti profondi. Sono quelli che lasciano spazio al perdono che, seppure non cancelli la colpa, preserva la possibilità per le persone, tutte le persone, di non ergersi a giudici esclusivi e onnipotenti“.