“Mio figlio è stato vittima di una campagna d’odio. Hanno ucciso un morto dopo averlo emarginato e lasciato solo. Stava malissimo e la notte aveva gli incubi” ha raccontato al quotidiano La Repubblica Angelo D’Elisa, padre di Italo, il ragazzo ucciso da Fabio Di Lello, marito di Roberta investita il 1° luglio 2016. “L’odio non porta a niente” ha aggiunto il padre della vittima, un 22enne freddato davanti alla porta di un locale a Vasto, in provincia di Chieti. Subito dopo l’atroce delitto, l’assassino è andato al cimitero dove, sulla tomba della moglie, ha posato la pistola utilizzata per l’omicidio. Infine ha chiamato il suocero e si è costituito ai carabinieri.

Omicidio Vasto, il racconto del papà di Italo D’Elisa

Dopo quel luglio del 2016 Italo D’Elisa “stava malissimo, aveva paura ad uscire di casa, non aveva più la patente ed anzi l’auto non l’ha più nemmeno toccata”: “Era in uno stato di shock pazzesco” ha raccontato il papà di Italo. E ancora: “Si metteva a letto e dopo due ore si svegliava di soprassalto con quell’immagine negli occhi. La rivedeva tutte le notti quella donna. I medici mi dicevano di aiutarlo perché rischiava di chiudersi definitivamente in se stesso. Nessuno può sapere cosa si prova se non lo si vive”.

Omicidio Vasto, Roberta investita ed uccisa nel luglio 2016

“Abbiamo scritto subito una lettera di condoglianze con il nostro dolore per quello che era accaduto ma non abbiamo ricevuto risposta” ha aggiunto il padre della vittima che ha parlato di una vera e propria campagna d’odio nei confronti del figlio con tanto di derisioni sui social network e di pagine che “lo attaccavano con orribili parole”. “Mio figlio l’ultima volta l’ho visto a pranzo, è uscito dicendo che andava a fare un giro in bici. Ma non è più tornato” ha concluso.