Massimo Bossetti continuerà a restare in carcere. La Cassazione ha infatti deciso di respingere il ricorso presentato dai suoi legali. L’unico accusato dell’omicidio della 13enne Yara Gambirasio, avvenuto il 26 febbraio 2011, dovrà quindi continuare a seguire il processo a suo carico da dietro alle sbarre.

La prima sezione penale della Cassazione ha detto no al ricorso proposto dagli avvocati di Massimo Bossetti, che avevano chiesto la revoca della misura cautelare in carcere nei suoi confronti. Una decisione che conferma quanto già stabilito dal Riesame di Brescia, con il gip di Bergamo che aveva già allora respinto la possibilità di una scarcerazione per l’uomo. Ancora prima, lo scorso febbraio, la Suprema Corte aveva espresso parere favorevole nella conferma della custodia cautelare in prigione per Bossetti.

Nell’udienza a porte chiuse del ricorso presentato da Massimo Bossetti, imputato unico nel caso dell’omicidio di Yara Gambirasio, che si è tenuta ieri, il sostituto pg di Cassazione Giuseppe Corasaniti nella sua requisitoria di fronte alla Prima Sezione Penale della Suprema Corte aveva sollecitato il rigetto di tale ricorso, sostenendo che sussiste per l’accusato il rischio di una reiterazione del reato.

Un nuovo ricorso respinto quindi per Massimo Bossetti e i suoi legali non hanno certo preso bene una ulteriore decisione negativa nei confronti del loro assistito. Uno dei suoi avvocati, Claudio Salvagni, ha commentato scandalizzato su Facebook la sentenza della Cassazione: “Massimo deve restare in carcere! Nonostante la normativa sulla custodia in carcere che vuole il pericolo di reiterazione concreto e attuale. Incredibile questa è la giustizia in Italia”.

Nel frattempo, il processo a carico di Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara riprenderà il prossimo 17 luglio. Nel corso della prima udienza, tenutasi lo scorso venerdì 3 luglio, i legali del muratore di Mapello avevano avanzato una serie di richieste, tra cui la nullità della prova del Dna. La prossima settimana si dovrebbe sapere se tale richiesta verrà accolta o meno, insieme alla decisione sull’ammissione delle telecamere in aula durante il processo.