Alla fine i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Brescia hanno confermato la sentenza di primo grado: ergastolo per il muratore di Mapello Massimo Bossetti, accusato dell’omicidio della piccola Yara Gambirasio, scomparsa all’uscita dalla palestra e poi ritrovata, tre mesi dopo, morta in un campo a Chignolo d’Isola. La vittima sarebbe stata prima violentata e poi uccisa.

“Faremo ricorso in Cassazione dopo aver letto le motivazioni. Questa sera abbiamo assistito alla sconfitta della giustizia è il commento dei legali di Bossetti. “Non si può dare l’ergastolo ad un uomo senza concedergli la perizia genetica” hanno aggiunto dopo 15 ore di camera di consiglio dei giudici. La moglie dell’imputato, Marita, è scoppiata piangere.

Massimo Bossetti: “Yara unica vera vittima”

Massimo Bossetti ha sempre sostenuto la sua innocenza dichiarandosi totalmente estraneo ai fatti: “Il pensiero va a Yara, unica vera vittima di questa tragedia. Una bambina che amava la vita e che potrebbe essere mia figlia. Neppure un animale avrebbe usato tanta crudeltà“. La sentenza, che prima era attesa per le 19 e poi per le 22, è arrivata in nottata.

“C’era necessità di scomodare un esercito ed umiliarmi davanti ai miei figli e al mondo intero?” ha tuonato Bossetti in aula riferendosi al momento dell’arresto quando è stato prelevato da lavoro da diversi agenti. Filmato che, poi, è stato trasmesso su tutte le tv nazionali. “Perché, perché, perché?” si è chiesto.

“Io non sono un assassino, mettetevelo in testa” ha detto il muratore di Mapello che, oggi, ha deciso di parlare dinanzi ai giudici. L’obiettivo era quello di ottenere un nuovo esame del dna, considerato dagli inquirenti la prova regina di questo processo.