Il processo a Massimo Bossetti per l’omicidio Yara Gambirasio inizierà domani in Corte d’Assise a Bergamo, con due giudici togati e sei giudici popolari – per l’occasione il tribunale ed il quartiere saranno blindati -, e a quanto pare i suoi legali sono pronti a provare ogni strada per evitare il carcere al muratore di Mapello. Una delle vie a quanto sembra sarebbe quella di legare il delitto della ragazzina tredicenne con altre due morti: quella di Eddy Castillo, il ventiseienne di origine dominicana di Almenno San Bartolomeo ucciso a pugni nei pressi della discoteca Sabbie Mobili, e quella di morte di Sarbjit Kaur, operaia ventunenne di origine indiana che mancava da casa da una settimana e che fu trovata morta nel letto del Serio il 30 dicembre del 2010. In quei giorni mezzo mondo stava cercando Yara e tutti pensarono subito che si trattasse del corpo della ragazzina.

Invece quello restituito dalle acque era il corpo di Sarbjit. L’autopsia concluse per una morte dovuta ad annegamento. E il caso venne archiviato come suicidio da Letizia Ruggeri, lo stesso pubblico ministero dell’omicidio Yara. La famiglia della ragazza, tramite l’avvocato Adele Cammareri, aveva tentato di far riaprire le indagini, perché sosteneva la tesi che Sarbjit fosse stata uccisa. A suffragio della loro tesi insistevano su alcuni elementi: la ragazza era stata trovata in slip – e aveva addosso i calzini -, mentre i suoi jeans allacciati erano stati trovati a 50 metri dal cadavere. Il caso non è mai stato riaperto ma ora la difesa di Bossetti vorrebbe tentare di creare un collegamento tra queste vicende. Noi ovviamente seguiremo gli sviluppi.