Prosegue l’epoca d’oro dell’omofobia in Russia: secondo la BBC, il Parlamento russo potrebbe presto vietare le emoji che raffigurino personaggi o azioni gay. Le emoji, tanto per intenderci, sono quelle icone stilizzate che rappresentano persone, animali, oggetti, azioni e sentimenti, che da ormai molti anni nelle chat, nei servizi di messaggeria e sui social network ricoprono il ruolo che nelle conversazioni reali è riservato alle sopracciglia e ai mezzi toni: ovvero, comunicazione non-verbale per meglio esprimere le emozioni. Da quest’anno, Apple ha rilasciato un nuovo aggiornamento che prevede l’inserimento di un nuovo set di emoji, tra cui appunto quelle gay-friendly.

A farsi promotore di questa bella iniziativa oscurantista è Mikhail Marchenko, senatore della regione di Bryansk, che nel suo appello al Roskomnadzor (più o meno l’equivalente della nostra AgCom) ha chiesto lumi sulla possibile violazione della già discutibile legge russa contro la propaganda omosessuale. “Queste emoji di orientamento sessuale non tradizionale sono viste da tutti gli utenti del social network, molti dei quali sono minorenni“, ha vaneggiato Marchenko, “nonostante questa propaganda dell’omosessualità sia vietata per legge e violi i pilastri della tradizione russa“. Parole pesanti, se pensiamo che l’oggetto di tale allarmato livore sono delle faccine stilizzate che si baciano. Eppure, incredibilmente, la denuncia di Marchenko ha trovato sponda nel Roskomnadzor, che tramite il suo vicepresidente Maxim Ksenzov ha garantito di voler “prendere tutte le misure necessarie” contro le emoji, se l’indagine dovesse stabilire la loro natura diabolicamente tentatrice nei confronti dei bambini russi.

Anche la Giovane Guardia, praticamente i balilla di Vladimir Putin, hanno dato il loro entusiastico assenso alla guerra contro le emoji. Denis Davydov, presidente dell’ala giovanile del partito Russia Unita, ha addirittura suggerito di formare un pool di psicologi affinché si determini una volta per tutte se quelle dannate emoticon rappresentino davvero “un problema di propaganda omosessuale. Questa non è la prima volta che lavoriamo con il Roskomnadzor”, ha proseguito Davydov, “Abbiamo più volte fatto appello a vari livelli contro l’estremismo on-line e soprattutto contro la diffusione della pornografia infantile”. L’omosessualità correlata vigliaccamente alla pedofilia: un grande classico reazionario che risulta ancora più odioso se proviene dalla bocca di chi sostiene di battersi contro l’estremismo online.