Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione, presentata dalla Francia, contro lo Stato Islamico (ISIS) che autorizza i paesi membri delle Nazioni Unite a “ad adottare tutte le misure necessarie” contro Isis.

Le Nazioni Unite chiedono agli Stati di “di raddoppiare e coordinare i loro sforzi per prevenire e mettere fine gli attacchi terroristici” commessi sia da Isis che da altri gruppi terroristici e di “adottare tutte le misure necessarie in linea con il diritto internazionale”.

La risoluzione prevede anche una politica su i foreign fighters: “intensificare i propri sforzi per arginare il flusso dei ‘foreign fighters’, per prevenire e reprimere i finanziamenti al terrorismo”.

Il riferimento allo Stato Islamico è chiaro si legge: “Lo Stato islamico in Iraq e nel Levante, conosciuto anche come Daesh costituisce una minaccia inedita e globale alla pace e alla sicurezza internazionali”.

Seppur quella dell’Onu è una presa di posizione chiara contro lo Stato Islamico la risoluzione non autorizza e non fornisce le basi legali per  ricorrere all’uso della forza. Il testo, infatti, non invoca il capitolo 7 della Carta Onu – usato nelle grandi missioni internazionali come la I Guerra del Golfo (risoluzione 678 del 1990) e in Libia (la 1973 del 2011) – l’unico elemento che formalmente autorizza l’uso della forza e concede il crisma della legalità internazionale agli interventi armati.

La diplomazia internazionale ora potrebbe muoversi per far valere la risoluzione come copertura legale in caso di guerra e l’ambasciatore francese all’Onu Francois Delattre dopo il voto commenta: “Quello dell’Is è stato un atto di guerra nei confronti della Francia. Lo Stato Islamico però non ha attaccato solo la Francia e i francesi, ma tutto il mondo (…) Nei prossimi giorni Parigi triplicherà la sua capacità di attacco contro il cuore dell’Is con l’arrivo della portaerei Charles de Gaulle”.

Arrivano anche i commenti di Regno Unito “un segnale unanime, ossia che non ci sarà tregua negli sforzi per fermare l’Is” e Russia che continua a chiedere l’adozione della sua proposta che vede anche il coinvolgimento di Bashar al Assad.