matrimoni omosessuali sono riconosciuti dall’Onu per tutti i dipendenti. Fino a oggi, le Nazioni Unite ammettevano soltanto le unioni gay dei dipendenti che venivano da un Paese dove erano già legali. Se si sposavano successivamente, in un paese terzo, le nozze non venivano accettate. Questo significava che i partner non potevano chiedere il visto che consentiva al marito o alla moglie di seguire l’altro coniuge assunto al Palazzo di Vetro,

Insomma, è una svolta. Per la quale Un-Globe – il gruppo che rappresenta gli omosessuali impiegati all’Onu – si batteva da 20 anni. Il segretario generale Ban ki-moon ha fatto sapere che la legge entrerà ufficialmente in vigore dal prossimo 26 luglio. La linea si applicherà a tutti i circa 43 mila dipendenti dell’organizzazione.

Tanto per fare un esempio recente, in Uganda è stata appena varata una legge che trasforma in reato l’omosessualità. Ma se un dipendente ugandese delle Nazioni Unite decidesse di unirsi in matrimonio con una persona dello stesso sesso, in un Paese dove ciò è legale naturalmente, il Palazzo di Vetro lo riconoscerà, supportando anche le eventuali richieste di visto.

Hyung Hak Nam – presidente di Un-Globe, ha commentato con soddisfazione la norma, voluta fortissimamente dal segretario generale, da sempre supporter delle unioni gay: “Troppi di noi hanno sofferto per questa situazione. Troppi di noi non hanno potuto garantire ai loro partner diritti elementari. Questa è una grande vittoria”.