Colpevole di omicidio volontario. Così si è espressa la corte d’appello di Bloemfontein nel processo in cui Oscar Pistorius è imputato per la morte della compagna Reeva Steenkamp, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 febbraio di due anni fa.

L’ex corridore paralimpico ha visto così ribaltata la sentenza di omicidio colposo, per la quale stava scontando una pena di cinque anni ai domiciliari, concessi a partire dallo scorso 20 ottobre dopo un anno di carcere. Pistorius si è dunque stabilito in un’abitazione di proprietà di uno zio ed è stato affidato ai servizi sociali dove ha svolto opere di pubblica utilità.

La decisione della Corte d’Appello, che stravolge completamente la sentenza emessa della giudice Thokozile Masipa, prende dunque atto delle richieste di appello presentate dal pubblico ministero. Alla Masipa sono stati imputati vari errori procedurali e il suo verdetto è stato definito confuso in quanto non era stato tenuto conto che Pistorius fosse consapevole del fatto che dopo essersi armato le sue azioni sarebbero risultate nella morte di qualcuno.

Durante la lettura della sentenza il giudice Eric Leach ha spiegato che non può essere accolta la difesa di Pistorius secondo la quale avrebbe sparato attraverso la porta del bagno per colpire quello che riteneva essere un intruso: per la legge l’identità della persona uccisa sarebbe irrilevante.

Rigettata anche la tesi della difesa personale, in quanto al momento dello sparo la sua vita non si sarebbe trovata in pericolo, in quanto l’imputato non aveva modo di determinare le intenzioni dello sconosciuto cui ha sparato. In questo senso rappresenta un aggravante la mancata esplosione di un colpo d’avvertimento.

Stando alle legge sudafricana gli avvocati di Oscar Pistorius possono appellarsi alla Corte Costituzionale solo nel caso in cui riescano a dimostrare che i suoi diritti siano stati violati nel corso del processo, eventualità che per ora rimane remota.

Per il reato di omicidio volontario la pena minima prevista dal codice penale sudafricano è di 15 anni, ma l’ultima decisione riguardante l’entità della pena da scontare dovrà essere presa nuovamente da Thokozile Masip, responsabile della prima sentenza.