Lo hanno soprannominato “Bailed runner”. Ironia facile da comprendere se si pensa che “bail”, in inglese, vuol dire cauzione. Il popolo dei social network non ha gradito la scarcerazione su cauzione di Oscar Pistorius (foto by Infophoto), libero grazie all’equivalente di 85mila euro(un milione di Rand) e in cambio della consegna del suo passaporto, per evitare pericoli di fuga in attesa del processo. Troppo forti i dubbi sull’omicidio della sua fidanzata Reeva Steenkamp, uccisa la notte di San Valentino con 4 colpi di pistola. Troppe le voci che parlavano di un Pistorius geloso e violento. Le accuse maggiori arrivano, ovviamente, dalle donne.

Molte le accuse contro il sistema giudiziario sudafricano, che ha concesso la scarcerazione. C’è chi chiedeva l’ergastolo per l’atleta paralimpico, chi teme che possa far del male ad altre persone, chi ipotizza che sia libero solo perché bianco, ricco e famoso. Ma di contro alle voci arrabbiate, ci sono quelle che hanno puntato sull’ironia. Inevitabili i giochi di parole sulla pistola usata per dare il via alle gare di corsa, in cui Pistorius era campione, o sulle sue protesi. Come la terribile vignetta che gira su Facebook che rappresenta la cella di una prigione con dentro solo le gambe finte, tenute ferme dalla classica palla di ferro dei detenuti. Non potendo fare altro, gli internauti portano avanti così la loro sete di giustizia per la povera Reeva.