La sentenza che lo scorso 21 ottobre ha condannato Oscar Pistorius a 5 anni di reclusione per omicidio colposo è troppo morbida per la Procura nazionale sudafricana, che ha rappresentato l’accusa nel processo contro l’atleta paralimpico che il 14 febbraio 2013 aveva sparato in casa sua alla fidanzata Reeva Steenkamp, uccidendola.

I pubblici ministeri hanno annunciato che ricorreranno in appello, sia contro l’entità della pena che contro la formulazione della condanna. L’accusa aveva chiesto una condanna minima a dieci anni per omicidio premeditato. Pistorius ha invece sempre negato di aver sparato volontariamente alla modella, sostenendo di averla scambiata per un intruso nascosto nel bagno. Pronunciando la condanna per omicidio colposo, i giudici hanno accolto la sua tesi.

La sentenza ha provocato molte polemiche. In particolare i giuristi sudafricani temono che questa decisione possa provocare un pericoloso precedente, cioè creare una sorta d’impunità (dall’accusa di omicidio volontario) per chiunque spari contro una persona. Tuttavia la famiglia di Reeva Steenkamp dopo la sentenza aveva fatto sapere che non avrebbe presentato un ricorso. Nel dibattimento di secondo grado Pistorius non sarà obbligato a comparire in aula. L’atleta condannato potrà chiedere la libertà vigilata dopo avere scontato dieci mesi di carcere.

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