La rubrica “Le parole sono importanti” oggi rispolvera un vocabolo che tutti, almeno una volta, probabilmente tra i banchi di scuola, abbiamo sentito, e che rappresenta un po’ l’incubo degli studenti del liceo classico che, ogni due per tre, si ritrovavano a doverlo riconoscere nei testi letterari:

OSSIMORO:  parola che, all’interno della sua etimologia contiene due sostantivi greci che significano “acuto” e “stupido”. Questa figura retorica, infatti, consistente nell’accostare nella medesima locuzione parole che esprimono concetti contrari. Ad esempio: “ghiaccio bollente”, o “lucida follia”.

Gli ossimori venivano spesso utilizzati dai poeti per indicare alcuni concetti particolarmente profondi come, ad esempio, nell’Infinito di Giacomo Leopardi:

E ‘l naufragar m’è dolce in questo mare.

o in titoli letterari ad effetto come L’insostenibile leggerezza dell’essere, romanzo di Milan Kundera.

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