Operazione della Guardia di Finanza presso il porto di Ostia, che affronta nuovamente un sequestro. Il Tribunale di Roma ha infatti emesso un provvedimento eseguito dalle Fiamme Gialle, che hanno apposto i sigilli sia allo scalo turistico che ad alcuni stabilimenti del litorale.

Nello specifico a essere bloccati sono stati il patrimonio aziendale e le quote societarie di 19 società, di cui 2 inglesi, che si occupavano della gestione del porto di Ostia e di un certo numero di lidi; finiti sotto sequestro anche beni mobili e unità immobiliari, circa 500, più disponibilità finanziarie per un valore totale di 450 milioni di euro.

Principale destinatario del provvedimento è stato Mauro Balini, un imprenditore romano presidente del porto turistico di Roma molto noto nell’ambiente, che già in passato era stato coinvolto in varie indagini che lo aveva visto accusato di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, emissione di fatture false e riciclaggio.

L’uomo d’affari era stato sospettato di avere rapporti stretti con gli ambienti malavitosi del porto di Ostia e con personaggi al vertice del sottobosco criminale.

Per il porto di Ostia si tratta del secondo sequestro nell’arco di un anno, dato che già a luglio del 2015 la Guardia di Finanza aveva arrestato quattro persone accusate di far parte di una banda criminale con a capo lo stesso Balini.

Il porto di Ostia era già stato posto all’attenzione delle Fiamme Gialle nel luglio del 2015, quando i finanzieri capitolini avevano arrestato quattro persone, accusati di fare parte di un’associazione criminale che – sempre secondo gli inquirenti –  faceva capo allo stesso Balini. In quel caso venne contestato il reato di trasferimento fraudolento di valori, tra cui l’attico in cui vive, sottratto in modo fraudolento alla A.T.I., e un catamarano.