Ovvero è una congiunzione composta da “o” e “vero”. In grammatica, per congiunzione si intende quella parte del discorso che serve a unire tra loro due sintagmi in una proposizione, oppure due proposizioni in un periodo. Sono congiunzioni: e, o, ma, pure, mentre, come, che, affinché, oppure, perché, sebbene, qualsias, ecc.

Nello specifico, la congiunzione “ovvero” ha principalmente funzione esplicativa e viene utilizzata nell’uso corrente come sinonimo di “cioè” e “ossia”; serve quindi ad introdurre un chiarimento o un equivalente (Es: “Arriverò tra due ore, ovvero alle cinque”; “La tradizione meneghina, ovvero di Milano”; “Le isole Partenopee, ovvero Procida, Vivara, Ischia e Capri).

Soprattutto in passato, o ancora oggi nei testi accademici e nel linguaggio burocratico, la congiunzione può tuttavia essere usata con valore disgiuntivo, come sinonimo di “o” e “oppure” (Es: “Non so se sia meglio restare, ovvero andare”). In questo caso ha la funzione di unire diversi elementi di una proposizione, o diverse proposizioni coordinate, attribuendo alla correlazione un valore di scelta. Ha funzione disgiuntiva-esclusiva, nel caso in cui sia prevista un’esclusione di uno dei due elementi correlati (sinonimo di “oppure”, “altrimenti”: “o lui spiega male, ovvero sono io a non capire”), mentre ha funzione disgiuntiva-inclusiva nel caso in cui la scelta di uno degli elementi non escluda necessariamente l’altro (sinonimo di “o”, “anche”: “siamo soliti passare le vacanze al mare, a Capri ovvero a Ischia”).

In passato, molto frequente era inoltre l’uso della congiunzione in oggetto per introdurre il sottotitolo di opere letterarie e teatrali. Ne sono esempi: “Candido, ovvero l’ottimismo” (Voltaire, 1759), “Marcovaldo, ovvero Le stagioni in città” (Calvino, 1963), “La nascita della tragedia dallo spirito della musica ovvero Grecità e pessimismo” (Nietzsche, 1872).

Sono quindi i diversi contesti d’uso a suggerire di volta in volta il significato che la congiunzione “ovvero” assume all’interno della frase.