110 anni fa, il 12 luglio 1904 nasceva Pablo Neruda, poeta, scrittore, diplomatico e politico cileno, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1971 e considerato una delle più importanti figure della letteratura latino americana contemporanea, nonché uno degli autori più importanti ed influenti del ventesimo secolo.

Ricardo Eliezer Neftalí Reyes Basoalto (Parral, 12 luglio 1904 – Santiago del Cile, 23 settembre 1973) dimostrò fin dalla tenera età uno spiccato interesse per la scrittura e la letteratura. Avversato dal padre, ma incoraggiato e sostenuto dalla futura Premio Nobel Gabriela Mistral, sua insegnante, pubblicò il primo lavoro ufficiale come scrittore ad appena 13 anni, sul giornale locale “La Mañana”. Dal 1920 iniziò ad utilizzare per le sue pubblicazioni lo pseudonimo di Pablo Neruda, in omaggio a Jan Neruda, con cui è tutt’oggi pressoché esclusivamente conosciuto, in modo da poter scrivere senza che il padre (il quale riteneva quest’arte un’attività poco “rispettabile”) lo scoprisse. A soli diciannove anni pubblicò, sotto pseudonimo la sua prima raccolta di versi “Veinte poemas de amor y una canción desesperada” che gli valse una gran notorietà, ma anche non poche critiche per la spregiudicatezza dei suoi versi. Nella seconda metà degli anni Venti Neruda cominciò ad accettare una serie di incarichi diplomatici che lo portarono negli anni successivi a girare il mondo e ad entrare in contatto culture e realtà differenti. Visse così, in particolare, un incontro con la Spagna, che ebbe un’importanza primaria nel percorso intellettuale e personale. Qui visse in prima persona la tragedia della guerra civile, della sconfitta del Fronte repubblicano e della dittatura franchista. Un’esperienza che lo segnò profondamente e contribuì alla sua adesione al comunismo e alla conseguente evoluzione dei suoi versi nel senso dell’impegno sociale e della lotta politica. Ma forse, in fondo, più che per i temi scelti, la poesia di Neruda deve la sua smisurata notorietà e attrattiva alla sua semplicità, al suo carattere universale, alla sua straordinaria capacità di racchiudere in poche parole i sentimenti più profondi e complessi dell’animo umano.

Tra le sue opere più importanti “Residenza sulla terra”, “I versi del Capitano”, “Cento sonetti d’amore”, “Canto generale”, “Odi elementari”, “Stravagario”, “Le uve e il vento”, il dramma “Splendore e morte di Joaquin Murieta” e il libro di memorie “Confesso che ho vissuto”.

Recentissima invece la notizia del ritrovamento di un migliaio circa di versi inediti, composti fra il 1956 e la fine degli anni ’60, raccolti a volte in poesie molto brevi ed altre in opere che si estendono su varie cartelle, ai quali si aggiungono frammenti di prosa, discorsi e conferenze letterarie. Rimasti in un cassetto per più di vent’anni, i testi, scritti a mano su carta ormai ingiallita da Pablo Neruda, sono stati ritrovati, negli archivi della fondazione che porta il nome dell’autore, fra le carte ricevute nel 1987, dopo la morte di Matilde Irrutia, terza e ultima moglie dello scrittore.

Sarà la casa editrice Seix Barral a pubblicare i versi ritrovati, entro fine anno, in coincidenza con il 110esimo anniversario della nascita di Neruda, e i 90 anni della pubblicazione di “Venti poesie d’amore e una canzone disperata”, uno dei libri più noti dell’autore cileno.

Proprio la casa editrice ha diffuso un breve frammento di questi versi inediti: “Riposa la tua pura anca e l’arco di frecce bagnate/ estende nella notte i petali che formano la tua forma/ che risalgono le sue gambe di argilla il silenzio e la loro chiara scala/ scalino dopo scalino volando con me nel sogno/ io sento che ascendi allora verso l’albero cupo che canta nell’ombra/ Scura è la notte del mondo senza di te amata mia/ E distinguo appena l’origine, comprendo appena la lingua/ Con difficoltà decifro le foglie degli eucalipti“.

Questo sarà il terzo volume di inediti pubblicato postumo, dopo “Fiume invisibile” (prosa e poesia giovanile, 1980) e “Quaderni di Temuco” (poesia adolescente, 1996).