Pier Carlo Padoan contro il Fondo Monetario Internazionale. Il nostro ministro dell’economia lancia il guanto di sfida al Fmi riguardo alle stime sul Prodotto Interno Lordo italiano, che differiscono. Il ministro tricolore si dichiara più ottimista nelle previsioni e pensa che il futuro gli darà ragione.

Intervenuto alla prestigiosa Columbia University di New York, Pier Carlo Padoan ha commentato le differenze tra le previsioni sul Pil italiano. Per il nostro governo, il Prodotto Interno Lordo salirà rispettivamente dell’1,2% nel 2016 e dell’1,4% nel corso del 2017. Non è invece dello stesso parere il Fondo Monetario Internazionale, che prevede una crescita dell’1,0% durante quest’anno e dell’1,1% nel 2017. Un aumento dunque inferiore di alcuni decimi percentuali rispetto alle stime italiane.

Padoan in proposito ha dichiarato con un certo tono di sfida: “Le stime del Fondo monetario sono diverse dalle nostre. Vedremo alla fine chi avrà ragione. Noi abbiamo un tasso di errore molto basso sulle nostre previsioni”.

Pier Carlo Padoan ha inoltre ribadito l’impegno “quotidiano a continuare nella politica di riforme” da parte del governo Renzi perché “l’Italia è tornata a crescere, la disoccupazione è in calo, anche quella giovanile, tutti dati incoraggianti ma non soddisfacenti”.

Padoan ha poi commentato l’approvazione delle ultime riforme aggiungendo che sono “un passaggio epocale, non solo perché cambiano il modo di governare il Paese ma anche perché avranno un impatto sulla stessa attività economica, rendendo il processo legislativo più semplice e la durata dei governi più credibile e lunga, con più fiducia e più investimenti”.

Riguardo al delicato tema del sistema bancario nazionale, Pier Carlo Padoan ha affermato: “Stiamo andando nella giusta direzione, lo stiamo rafforzando”.

Il ministro dell’economia italiano alla Columbia University di New York ha quindi lanciato un allarme per le conseguenze che potrebbero arrivare da una Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, così come della fine del Trattato di Schengen. Due possibilità che, secondo Padoan, causerebbero una grave “frammentazione”.