Prosegue il botta e risposta tra Italia e Unione Europea in campo economico. Questa volta a replicare all’Ue non è Matteo Renzi, bensì Pier Carlo Padoan. Il ministro dell’economia e delle finanze italiano ha ribadito la linea del presidente del Consiglio e ha dichiarato che il nostro paese ha tutto il diritto di richiedere la flessibilità.

Dopo le polemiche degli scorsi giorni tra Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker, adesso è Pier Carlo Padoan che risponde al presidente della Commissione Ue. Intervenuto all’Aspen Institute Italia a un incontro con il cancelliere inglese George Osborne, il nostro ministro dell’economia ha dichiarato che l’Italia richiede: “una gestione della politica fiscale più flessibile in base a regole che l’Europa ha stabilito, non che ci stiamo inventando”.

Padoan ha quindi affermato: “Ci auguriamo che la risposta sull’ammissibilità delle nostre richieste sia sciolta presto per evitare di continuare ad avere un’incertezza che non aiuta la crescita. L’impostazione di politica economica del governo quest’anno e negli anni successivi non cambia” e deve puntare a riforme “che permetteranno di utilizzare le clausole di flessibilità. L’Italia chiede entro i margini di utilizzarli, non chiede nulla di incompatibile con quelle regole. L’Italia non chiede ulteriore flessibilità, non stiamo chiedendo nulla di nuovo rispetto a quanto previsto dalla legge di stabilità”.

Pier Carlo Padoan ha poi aggiunto parole fiduciose nei confronti dell’economia italiana, dichiarando che “il deficit si riduce e da quest’anno comincerà a calare anche il debito”.

Riguardo al delicato tema banche, Padoan ha invece detto: “Permettetemi di sollecitare il nostro sistema bancario e finanziario ad approfittare di una Ue più forte e integrata. La capital market union è una grande opportunità per il nostro Paese e per il nostro sistema bancario per adeguarsi alla nuova dimensione europea”.

Nel frattempo l’Italia ha dato la sua approvazione per quanto riguarda i tre miliardi di fondi destinati all’aiuto dei migranti in Turchia, un accordo che era stato finora tenuto in pausa da Renzi. Il governo italiano fa però sapere che “si attende che la Commissione Ue usi un approccio coerente, non prendendo in considerazione ai fini del calcolo del deficit l’intero dei costi sostenuti dall’Italia dall’inizio della crisi in Libia”.

Immediata la risposta alla nota del governo italiano da parte di Jean-Claude Juncker: “È giusto che la Commissione esamini i bilanci degli Stati come previsto dai Trattati. Svolgerà il suo ruolo senza seguire stupide politiche di austerità. Le flessibilità sono ampiamente sufficienti da permettere bilanci che comprendano il rispetto delle regole”.