Interlocutorie le parole pronunciate dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan durante l’aggiornamento del Def, in previsione della discussione in Parlamento propedeutica alla Legge di Stabilità.

Il ministro ha infatti affermato che, in linea con la fase di stasi dell’economia, il governo dovrà rivedere al ribasso le previsioni per il Pil: “L’economia italiana sta crescendo non così velocemente come vorremmo. Le previsioni di crescita saranno riviste al ribasso anche nei dati che il Governo rilascerà ad ottobre”.

Sembra allora possibile che le percentuali possano fermarsi allo 0,8%, stessa cifra del 2015, o più ottimisticamente ci si può attendere al massimo uno 0,9%, con la speranza che nel 2017 si riesca ad arrivare fino all’1,2%. Nel Def di aprile le previsioni però erano molto più rosee, per quanto già ribassate: 1,2% per quest’anno e 1,4% per il successivo.

Ma lo scenario descritto da Padoan non è affatto grigio, sopratutto se raffrontato con gli anni di crisi dalla quale il Paese starebbe uscendo e dall’attuale situazione del mercato del lavoro:  “Comunque l’economia sta crescendo dopo tre anni di prolungata recessione, perdita di Pil e capacità produttiva, e sta generando posti di lavoro: se c’è una creazione di posti di lavoro più che proporzionale rispetto alla crescita economia e l’economia diventa a maggiore intensità di lavoro, forse è perché c’è stato un benvenuto cambiamento di struttura”.

Capitolo tasse. Padoan ha affermato che nonostante il rinvio del taglio dell’Irpef la volontà del governo, come già acclarato dallo stesso Renzi, è di continuare ad abbassare le tasse: “Stiamo guardando ad altre voci di spesa su cui intervenire. Abbiamo abbassato le tasse sia per le famiglie in termini di reddito disponibile sia per le imprese fin dall’inizio e continueremo a farlo. Certo dobbiamo farlo in modo credibile”.

C’è spazio anche per un piccolo intervento a favore della Riforma Costituzionale e dei cambiamenti da apportare al Senato, che renderanno “più celere e efficace il processo legislativo, oltre a ridurre i costi della politica. Votare sì non solo riduce i costi ma semplifica la macchina pubblica”.