E’ durata poche ore la notizia, data come certezza, secondo cui padre Paolo Dall’Oglio, gesuita rapito il 27 luglio 2013 in Siria, sarebbe vivo e in mano ai terroristi islamici attivi in Iraq e in Siria, cioè il gruppo definito Isis (Stato islamico dell’Iraq e del Levante), nato nel 2004 e dichiaratamente ispirato ad al Qaeda e ostile alla ribellione in corso in Siria (foto by InfoPhoto). La notizia, impossibile da verificare, è arrivata da fonti dei ribelli siriani al regime di Assad, cioè l’Esercito libero siriano (Els). Queste fonti avevano diffuso il 21 aprile ai media di essere “certi” che Dall’Oglio sia vivo e che si trovi “in una delle prigioni dello stato islamico nel nord della Siria“. L’Els ha aggiunto: “Per motivi di sicurezza non riveleremo dove si trova. Secondo le nostre informazioni, non sono in corso trattative per la sua liberazione“.

Il ministero degli Esteri italiano non si è sbottonato: “La vicenda viene seguita con il massimo impegno e, come per tutti gli altri casi, è opportuno mantenere il massimo riserbo“. Più chiara la sorella di Dall’Oglio, Immacolata, che in serata ha dichiarato alla stampa italiana: “Ho letto anch’io la notizia, ma vi confermo che noi da mesi non abbiamo notizie di Paolo“.