Una tragedia familiare dai contorni raccapriccianti. E’ quanto accaduto il 28 agosto in provincia di Ravenna. I dettagli emergono dall’interrogatorio, concluso a tarda notte, di fronte al magistrato e al difensore da parte di Giuseppe Paolino, pensionato di 72 anni fermato a Sant’Alberto dai locali carabinieri, ai quali si è consegnato nel pomeriggio.

Era tutto ricoperto di sangue e ha ammesso di avere ucciso il figlio Nunzio, 36 anni. Lo ha detto al 118, che lui stesso ha chiamato dopo l’omicidio; lo ha poi ripetuto ai militari e successivamente al pubblico ministero.

Padre e figlio avevano litigato furiosamente per l’ennesima volta, per questioni economiche. I due vivevano insieme nell’appartamento dell’anziano; il giovane era disoccupato.

Ad un certo punto Giuseppe, secondo quanto egli stesso ha raccontato nella sua deposizione, ha preso un coltello e ha ucciso il figlio. Ma non è finita qui. Dopo aver assassinato il giovane, così ha spiegato al magistrato, il pensionato si è fermato per qualche minuto, fumandosi una sigaretta mentre guardava il cadavere. Dopo, il colpo finale: è andato in camera da letto, dove si trovava un’ascia. Con questa ha infierito più volte sulla testa senza vita del figlio.

Dopo la chiamata al 118, l’anziano ha telefonato ad una figlia che vive nella zona (è originario di Torre del Greco, Napoli, e ha avuto complessivamente dieci figli da due mogli, entrambe ora decedute), dicendole di avere ammazzato suo fratello. La donna si è immediatamente recata sul posto con un amico e, assistendo alla scena da film dell’orrore, è stata colta da shock.

Finalmente me ne sono liberato. Era qui soltanto per mangiare e dormire“. Con queste parole Giuseppe Paolino si è consegnato ai carabinieri. E’ ora accusato di omicidio volontario con l’aggravante della consanguinetà.