Una storia di gelosia che ha dell’incredibile vede protagonisti Balenga Kalala, uomo originario della Repubblica Democratica del Congo emigrato a Melbourne nel 2004, e la moglie, Noela Rukundo. Lui, convinto fermamente che la compagna lo tradisse, decide di fargliela pagare, offrendo l’equivalente di 3.500 sterline a un gruppo di sicari ordinandogli di uccidere la donna.

Noela Rukundo era completamente ignara del fatto che il marito e padre dei suoi tre figli avesse assoldato due delinquenti nella capitale Bujumbura proprio per ucciderla. Convinto delle continue infedeltà della moglie, Balenga Kalala non ci ha pensato due volte prima di offrire denaro a dei sicari per assassinarla, ma quel che è successo in seguito ha davvero dell’incredibile. L’incubo inizia quando l’uomo decide di telefonare alla moglie che alloggia in un albergo convincendola a uscire per prendere una boccata d’aria, ma una volta uscita dall’edificio ad attenderla c’è una spiacevole sorpresa: degli uomini la sequestrano e la forzano ad entrare in una macchina. I sicari, però, la riconoscono: Noela è la sorella di un loro amico.

I malviventi decidono allora di interrogarla e, secondo quanto riportato dal Guardian, domandano a Noela perché stesse tradendo il marito che, esasperato dalla sua continua infedeltà ha deciso di farla uccidere. La donna, picchiata e schiaffeggiata perché dicesse la verità, continua a negare i tradimenti fino a che i rapitori decidono di chiamare Kalala e, mettendo il telefono in viva voce, la donna riesce ad ascoltare con le sue stesse orecchie la risposta del marito: “Ammazzatela”. Svenuta per il trauma e la paura, Noela è ancora nelle mani dei suoi rapitori che, a sorpresa, decidono di disubbidire agli ordini del loro mandante e di non assassinarla. Tutt’altro, perché colti da un improvviso senso di colpa, decidono di consegnare a Noela la registrazione della telefonata e le ricevute del bonifico del marito, prove con cui la donna ha raccontato tutto a una trasmissione della Abc.

Ma la beffa non è finita qui. Sì, perché una volta uscita dall’incubo del rapimento, Noela fa ritorno a Melbourne dove trova il marito in lutto, convinto che i sicari abbiano portato a termine la missione da lui assegnata. Consolato dai famigliari che ormai la pensano morta in Burundi, Kalala si ritrova davanti agli occhi l’immagine della moglie, viva e vegeta, che dopo poche ore l’ha trascinato in tribunale per denunciarlo. L’uomo è stato condannato a nove anni di carcere.