Almeno 43 persone sono state uccise e altre 20 sono rimaste ferite in un attentato contro un autobus a Karachi, nel sud del Pakistan. Le vittime, appartenenti alla minoranza sciita, erano diretti verso un luogo di preghiera quando l’automezzo è stato assaltato da un commando che ha indiscriminatamente aperto  il fuoco contro i passeggeri. Secondo la ricostruzione fornita da un testimone oculare, l’attacco sarebbe stato condotto da otto uomini a bordo di tre o quattro motociclette. Dopo aver bloccato il mezzo, sei di questi, armati di pistola, sono saliti sull’autobus e hanno sparato alla testa dei passeggeri. Fonti ospedaliere citate dal sito Dawn parlano di 25 uomini e 16 donne tra i morti, mentre la polizia assicura che non ci sono stati bambini tra le vittime. L’agguato è avvenuto nel quartiere di Safoora Goth e ha preso di mira un gruppo di sciiti della corrente ismailita.

Uno di soccorritori riferisce che sul bus viaggiavano circa 50-60 persone quando è avvenuto l’attacco, subito rivendicato dai talebani del principale gruppo armato pachistano del Tehrik-e-Taleban Pakistan (Ttp). Gli assalitori sono riusciti a fuggire, mentre i feriti sono stati trasferiti negli ospedali più vicini, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza. Cinque di loro sarebbero deceduti durante il tragitto e altri verserebbero in gravi condizioni. Non si esclude dunque che il bilancio delle vittime possa salire.

Si tratta di uno dei più gravi attacchi registrati quest’anno contro gli sciiti in Pakistan, secondo, per numero di vittime, solo a quello del 30 gennaio scorso, quando, durante la preghiera del venerdì, un kamikaze si era fatto saltare in aria nella moschea del distretto meridionale di Shikarpur, uccidendo 61 persone. Nel 2013 due attentati nei quartieri sciiti avevano causato quasi 200 nel Sud-Ovest del Paese. La minoranza sciita rappresenta circa il 20% della popolazione del Pakistan, Paese a maggioranza sunnita che conta circa 200 milioni di abitanti.