Il giorno di Pasqua la città di Lahore, sita nella parte centro-orientale del Pakistan, è stata teatro di un terrificante attacco terroristico che ha reclamato più di 70 vittime.

Nel pomeriggio di ieri un kamikaze si è fatto saltare in aria in uno dei parchi del centro urbano, il Gulshan Iqbal Park, dove molte famiglie e cittadini di fede cristiana si erano ritrovati per festeggiare la festività all’aperto.

Secondo alcuni portavoce ufficiali del governo ci sarebbero più di 300 feriti e le operazioni di soccorso, data l’ampiezza della crisi, sarebbero ancora in corso. Il punto prescelto dall’attentatore per la deflagrazione, una zona provvista di altalene, ha fatto sì che la maggior parte delle vittime siano donne e bambini.

L’attacco nel frattempo è stato rivendicato da Jamatul Ahrar, gruppo legato ai talebani e in particolar modo alla frangia Tehrik e Taleban Pakistan, Ttp. Nel comunicato susseguente all’attacco è stato spiegato come l’attentato avesse come obiettivo proprio la comunità cristiana di Lahore e purtroppo vi è anche la promessa di nuove azioni del genere, dirette anche a scuole, università e le principali infrastrutture dello Stato.

La polizia si è già messa all’opera e a poche ore dalla strage ha arrestato 15 persone in qualche modo legate all’attentato: tra i fermati ci sarebbero anche tre fratelli del kamikaze, identificato come Yousuf Farid.

Dopo alcuni rilievi della scientifica la polizia ha confermato che l’attentatore ha utilizzato anche sfere metalliche nel confezionamento dell’ordigno esplosivo, così da aumentarne l’effetto letale.

È scoppiata una piccola polemica dopo l’emersione dell’assenza di un qualsiasi tipo di servizio d’ordine alla manifestazione religiosa in quello che è uno dei più grandi spazi pubblici di Lahore.

Già lo scorso 15 marzo del 2015 lo stesso gruppo terroristico affiliato ai talebani aveva messo a segno due analoghi attentati nei pressi della St. John’s Church e della Christ Church di Lahore, provocando 17 morti.