Apocalisse 2: è stata chiamata così l’operazione antimafia delle forze dell’ordine di Palermo che ha portato all’arresto di 27 persone con l’accusa di associazione mafiosa, estorsioni e rapine.

Il Nucleo investigativo dei carabinieri, la Squadra Mobile e il Nucleo speciale di Polizia valutaria hanno portato a termine una retata di grandi dimensioni che ha scoperchiato un giro di affari che si basava sull’intimidazione di alcuni imprenditori del palermitano.

Tra i personaggi di spicco finiti in carcere c’è Giuseppe Faraone, ex geometra e ora politico facente parte del movimento Il Megafono di Rosario Crocetta, presidente della regione Sicilia.

Secondo le testimonianze di 14 piccoli imprenditori e commercianti di Palermo Faraone avrebbe avuto l’importante ruolo di intermediario tra i clan e le vittime, cui non solo veniva richiesto il pagamento della “mesata”, ma anche la disponibilità ad assumere uomini segnalati dall’alto.

La verità sulle attività criminali del politico, oggi consigliere comunale ma una volta assessore ai beni culturali, sono emerse dopo una prima operazione antiracket della polizia dello scorso luglio. In seguito a intercettazioni e indagini gli interessati hanno dovuto ammettere di pagare il pizzo alla mafia e hanno preso la coraggiosa decisione di denunciare esattori e mandanti.

Tra i più clamorosi risultati delle attività criminali di Faraone ci sarebbe stato un grande appalto per la costruzione di un immobile della Curia: l’impresa che si è occupata dei lavori ha dovuto pagare 15 mila euro ai bossi di Palermo e altri 15 a quelli di Bagheria.

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, ha già annunciato che il comune si costituirà parte civile nel processo che verrà avviato, dando così un segnale forte ai propri cittadini e legittimando la lotta alla criminalità organizzata.