Sono durati tutta la notte i festeggiamenti nelle strade di Ramallah e Gaza. Troppa la gioia dei palestinesi per l’ambito riconoscimento che permette ora a tutti di parlare di “Stato palestinese” e non più di “Territori palestinesi”, definizione ormai in uso da più di vent’anni e mai piaciuta ai suoi abitanti. Un rappresentante palestinese siede infatti al Palazzo di Vetro sin da l 1974, ma in qualità di rappresentante di una “entità”. Da ora lo farà a nome di uno “Stato non membro osservatore”.

138 voti favorevoli su 188, 9 contrari e 41 astensioni. Tra i sì anche quello, annunciato e sofferto, dell’Italia, insieme a Francia e Spagna. Contrari, come da previsioni, Stati Uniti e Israele. Il voto è stato preceduto da un lungo discorso del presidente dell’Anp, Abu Mazen, principale fautore della risoluzione votata ieri. Mahmoud Abbas ha parlato di una “occasione storica” per “salvare la soluzione a due Stati“. L’appello, ancora una volta, è stato alla pace e contro l’occupazione e i coloni.

Non la pensa così Washington, che ha parlato di voto “controproducente” che crea “nuovi ostacoli sul cammino della pace”. Stessa obiezione da parte di Israele, che per bocca del suo presidente Beniamin Netanyahu ha parlato di “una grande delusione” e di una decisione che non facilita il processo di pace. Israele, insomma, si sente ”trascinato dall’Onu come un sacco attraverso il mercato”, come titola oggi il quotidiano Haaretz.

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