Si apre un piccolo spazio per la Palestina alle Nazioni Unite. Anche grazie al contributo dell’Italia, che ha annunciato il proprio voto favorevole alla risoluzione che attribuisce al governo palestinese lo status di “Stato osservatore”, anche se non membro, al Palazzo di Vetro di New York.  Una decisione che finirà di certo sui libri di storia, visto le intenzioni da parte della maggioranza, di concedere il riconoscimento alla Palestina guidata dal presidente dell’Anp, Abu Mazen, autore della risoluzione e uno dei maggiori fautori di questo risultato. Obiettivo del documento,  la ripresa dei negoziati di pace per giungere alla costituzione definitiva di uno Stato palestinese che possa vivere in pace e in sicurezza con Israele,  sulla base dei confini del 1967.

Una ipotesi che ovviamente non piace al governo israeliano. “Non cambierà alcunché sul terreno” ha dichiarato il premier Benyamin Netanyahu, secondo cui il voto di oggi ”non avvicinerà la costituzione di uno Stato palestinese, ma anzi la allontanerà”. Israele, ha però voluto assicurare Netanyahu, “resta tesa verso la pace” e non modificherà gli accordi già raggiunti per ritorsione contro il voto dell’Assemblea generale.

Che si tratti di una decisione difficile, però, lo conferma la spaccatura tra i Paesi dell’Unione europea. Mentre Mario Monti ha telefonato ad Abu Mazen e a Beniamin Netanyahu per annunciare il voto favorevole del nostro Paese, un sì che arriverà anche da Francia e Spagna, la Germania ha fatto sapere che si asterrà dal voto. Stessa posizione per il Regno Unito che per esprimere il proprio voto ha chiesto l’accoglimento di alcune sue richieste come la rinuncia a ricorrere contro Israele alla Corte Penale Internazionale, un organismo del quale potrebbe entrare a far parte la stessa Palestina se diventerà, come sembra ormai molto probabile, membro osservatore dell’Onu.

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