Lo scandalo finanziario dei Panama Papers coinvolge anche la Spagna: sono infatti arrivate le dimissioni di José Manuel Soria, il ministro dell’Industria e del Turismo del governo Rajoy, che dopo aver inizialmente negato ogni coinvolgimento ha dovuto capitolare.

Il suo nome e quello di alcuni familiari erano infatti comparsi nella lista dei personaggi. Se alle prime voci il ministro aveva addotto motivazioni poco convincenti, tirando in ballo il padre e il fratello, la scoperta di alcuni documenti recanti la sua firma ha provocato un cambio di atteggiamento.

È stato infatti dimostrato che l’uomo, 58 anni, originario della Canarie, era alla guida di alcune imprese con sede nell’isola di Jersey. Per Soria non c’è stato molto da fare: in un’atmosfera già resa incandescente dai recenti scandali di corruzione nel Partito Popolare la mossa di rimettere le sue funzioni è stata quasi obbligata per salvaguardare la reputazione dello schieramento politico.

Nonostante il ministro dell’Industria abbia spiegato che si tratta di fatti risalenti a oltre vent’anni prima, le ultime rivelazioni lo hanno costretto ad ammettere di aver provocato “un danno evidente al governo e al Partito popolare, ai suoi colleghi e agli elettori in un momento politico particolarmente grave”.

Il premier Mariano Rajoy si trova infatti una delicata situazione dopo che il voto dello scorso 20 dicembre lo ha posto in una situazione precaria, visto che non è ancora stato trovato alcun alleato con cui formare una maggioranza e dunque  sostenere il governo.

A rendere più grave la posizione di Rajoy è anche l’avversione dei potenziali alleati di Ciudadanos , che non hanno preso gli scandali legati alla corruzione e che hanno dunque negato il loro appoggio. Alla fine del mese il re Felipe sarà costretto ancora una volta a richiamare i leader gli schieramenti e nel caso non si trovi un accordo verranno indette nuove elezioni a giugno.