Un uomo, un magistrato, una vittima, ma soprattutto una grande persona capace di raccontare con poche e semplici parole un intero universo di sentimenti, emozioni, situazioni storiche e, ahinoi, anche tragedie. Tutto ciò è stato Paolo Borsellino.

Al centro dei suoi pensieri sempre la sua terra, la Sicilia, e quindi l’Italia, con i suoi pregi e tutti i suoi difetti, con la violenza della mafia, e la certezza che, prima o poi, la fine sarebbe arrivata anche per lui. Nel 21° anniversario dalla sua morte, ci piace ricordarlo con alcune delle sue frasi che più lasciano il segno:

- “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare“.

- “Siamo uomini morti che camminano“.

- “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”.

- “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”.

- “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri“.

- “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”.

- “E’ normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti”.

- “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.

- “A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l’esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato”.

- “La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.