Sono trascorsi 22 anni da quel 19 luglio del 1992 in cui Paolo Borsellino, che all’epoca del fatto rivestiva la carica di Procuratore aggiunto nella città di Palermo, pagò con la vita il suo impegno contro la malavita organizzata. La sua morte giungeva, tra l’altro, a soli due mesi di distanza da quella del giudice Giovanni Falcone, altro grande simbolo della lotta alle mafie.

Borsellino non fu l’unico a perdere la vita in quel tragico evento: con lui morirono anche Agostino Catalano – suo caposcorta – e gli agenti Emanuela Loi, Eddie Cosima, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli. Unico sopravvissuto alla strage è stato Antonino Vullo, che fu condotto in ospedale mentre versava in gravi condizioni.

A distanza di anni non è stato ancora possibile definire quale sia stata l’organizzazione dell’attentato anche se è noto come Borsellino sapesse dell’arrivo a Palermo di un carico di esplosivi che avrebbe potuto essere utilizzato contro di lui. Negli anni il mistero è stato alimentato anche dalla sparizione della nota agenda rossa su cui l’allora procuratore era solito annotare tutte le informazioni sulle indagini che stava svolgendo. L’agenda non è mai stata ritrovata.

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