Il 19 luglio 1992 è una data che l’Italia non può dimenticare e in un certo senso non è tenuta a farlo, visto che a Palermo, in via Mariano D’Amelio, perse la vita uno dei suoi più fedeli servitori, Paolo Borsellino.

Vittima di un attentato di chiara matrice mafiosa, il magistrato venne abbattuto da 90 kg di esplosivo azionati a distanza: insieme a lui la sua fedele scorta composta da cinque agenti (Agostino Catalano, Emanuela Loi,Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina). Il tutto sotto la casa della madre, presso la quale Borsellino si era recato per farle una visita.

A distanza di 24 anni il ricordo della tenacia e della determinazione con cui il magistrato tentò di sradicare il male della mafia, tra reticenze, sospetti e invidie delle autorità, resta ancora vivo. A mantenerlo tale è per esempio Paolo Grasso, ex magistrato anch’egli e ora presidente del Senato, che in occasione della presentazione del documentario di Ruggero Cappuccio – Paolo Borsellino Essendo Stato – si è lanciato in un discorso accorato.

Borsellino ci ha lasciato un’ immensa eredità intellettuale, etica e professionale che non va dispersa: ciascuno di noi ha il diritto e dovere, di trarre dal suo esempio una personale ispirazione, una ragione per non abbandonarsi all’indifferenza e questo film si inserisce in questo contesto”, ha affermato Grasso riguardo al docufilm che andrà in onda questa sera su Rai Storia alle 21.30.

L’opera cinematografica riprende e trasfigura poeticamente il celebre intervento di quattro ore che Borsellino pronunciò il 31 luglio del 1988 dinanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, presso il quale era stato convocato dopo le sue dichiarazioni scottanti nelle quale denunciava l’abbandono dello Stato nei riguardi del pool antimafia di Palermo.

L’indignazione per quell’ignavia è ancora forte e lo stesso Grasso, ex procuratore nazionale antimafia, ha ricordato che bisogna continuare a cercare la verità per far sì che il sacrificio di Paolo Borsellino non sia stato vano: “Sulle stragi di mafia manca ancora qualcosa e bisogna continuare a cercare. Mai fermarsi nella ricerca della verità! Ci sono intuizioni laceranti che turbano il sonno e dobbiamo dunque impegnarci nel trovare nuovi percorsi di verità. Lo dobbiamo all’Italia, alle vittime e ai loro familiari”.

Anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha voluto dedicare un momento di raccoglimento in un tweet molto sobrio: “Paolo Borsellino. La sua professionalità. E i suoi agenti: Emanuela, Agostino, Vincenzo, Walter, Claudio. L’Italia non dimentica #19luglio“.

E in tanti naturalmente hanno prestato un pensiero a uno dei pochi eroi di cui l’Italia si è mai potuta fregiare, come dimostra la messe di omaggi arrivata su Twitter.